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Cosa sono i
TUMULTI e PERICOLO DA FOLLA
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Uno
shopping natalizio per le vie affollate del centro; un pomeriggio allo stadio
per sostenere la squadra del cuore; assistere al palasport ad un concerto della
pop star del momento: sono tutte occasioni di meritato divertimento che evocano
pensieri piacevoli.
Tuttavia le persone che ci stanno vicino, con le quali abbiamo piacevolmente
scambiato quattro chiacchiere, con le quali stiamo condividendo "il piacere
di esserci" possono diventare, improvvisamente, quanto inconsapevolmente,
un pericolo mortale dal quale è necessario sapersi difendere.
Se nella quasi totalità dei casi ciascuno dei nostri vicini non rappresenta da
solo un pericolo, può diventarlo, anche assai seriamente, quando si unisce con
gli altri fino a diventare una folla.
Noi stessi, che singolarmente non faremmo del male a niente od a nessuno,
possiamo diventare un pericolo per gli altri quando ci troviamo all'interno di
gruppi di persone molto numerosi e fortemente concentrati: come nel caso dello
shopping natalizio, della partita di calcio, del concerto pop.
Come ciò sia
possibile è la domanda a cui tentiamo di dare una risposta unitamente a come è
possibile difendersi da un pericolo così inatteso ed inusuale.
Per spiegare il fenomeno ricorriamo ad una comune esperienza quotidiana:
immaginiamo di passeggiare tranquillamente da soli lungo un marciapiede del
centro per il nostro shopping natalizio; improvvisamente udiamo alle
nostre spalle un rabbioso suono di clacson; immaginando di essere in
pericolo, sobbalziamo cercando di scansarci.

Ciò che abbiamo vissuto in questa piccola esperienza comune a molti di noi è
alla base dei meccanismi che possono provocare gravi pericoli quando si trovano
a scattare all'interno di una folla.
Analizziamo ciò che è avvenuto:
(Fase 1 - QUIETE)
In un primo momento, mentre stiamo tranquillamente passeggiando, non abbiamo alcuna sensazione di essere in pericolo.
Il piacere provato nella nostra passeggiata ci induce alla serenità e fa sì che la nostra attenzione sia distolta dalle vetrine dei negozi. I nostri pensieri possono vagare liberamente.
(basso livello di attenzione verso l'ambiente );
(Fase 2 - CONSAPEVOLEZZA)
Improvvisamente udiamo il rabbioso suono del clacson alle nostre spalle.
In poche frazioni di secondo ci rendiamo conto che, essendoci distratti, non sappiamo con esattezza ciò che sta avvenendo dietro di noi.
Ciò produce l'insorgere di uno stato di tensione.
(improvvisa percezione di essere in un ambiente sconosciuto);
(Fase 3 - ELABORAZIONE)
Il cervello cerca di elaborare una risposta; non avendo altri elementi di valutazione, si trova costretto a dover considerare soltanto il "messaggio" proveniente dal clacson: ciò consente di fornire soltanto la risposta elementare "una macchina sta avvicinandosi pericolosamente alle nostre spalle".
(immediata elaborazione dello stato di pericolo);
(Fase 4 - REAZIONE)
La sensazione di pericolo imminente ci impone una reazione immediata.
Sulla base della nostra "probabile" situazione, il nostro cervello fornisce le istruzioni necessarie per evitare il pericolo ipotizzato imponendo di spostarci, il più rapidamente possibile, dalla "ipotetica" traiettoria dell'auto.
(risposta standard od automatica).
(Fase 5 - DECOMPRESSIONE)
L'improvvisa paura e la rapidità della reazione hanno provocato la repentina comparsa e l'accumularsi di uno stato di tensione.
Una volta superato il momento di pericolo, la tensione accumulata deve essere smaltita (sfogo): ciò può avvenire anche attraverso la manifestazione di comportamenti aggressivi e violenti.
(smaltimento della tensione)
Ciò
che interessa notare, ai nostri fini, è che la risposta standard è
scattata, nell'arco di frazioni secondo, senza che sia stato possibile valutare
la reale esistenza di condizioni di pericolo.
Definire irrazionale ed istintivo questo comportamento non è esatto perché, a
ben vedere, la nostra intelligenza ha cercato di utilizzare tutti gli
elementi che aveva a disposizione (purtroppo soltanto il clacson) per fornire la
risposta migliore per la nostra sicurezza: è, quindi, più opportuno
parlare di comportamento inconsapevole.
L'altro elemento su cui porre attenzione è quello della decompressione.
La tensione accumulata "preme" per tornare a livelli normali: non
sempre ciò avviene ( o può avvenire) determinando conseguenze su cui sarà
necessario soffermarsi più avanti.
Ora immaginiamoci una situazione nella quale la sensazione di pericolo viene avvertita
da più persone contemporaneamente: un imprevisto scoppio di un petardo fa al caso nostro!
Immaginiamoci dunque che un gruppo di persone stia assistendo ad uno spettacolo all'aria aperta.
Improvvisamente in mezzo a loro viene fatto esplodere un petardo.
La reazione istintiva,
che ormai conosciamo bene, fa si che ciascuna di esse si allontani bruscamente nella
direzione opposta a quella da cui ritiene provenga il pericolo.
Immaginiamoci ora che lo stesso episodio avvenga in un locale pubblico: un
cinema, ad esempio.
I protagonisti che assistono allo spettacolo sono
ordinatamente seduti nelle poltroncine allineate per file.
Al momento dello
scoppio del petardo la reazione spinge i protagonisti ad allontanarsi, ma gli
spostamenti sono vincolati dalla presenza delle file dei sedili: ciò determina
il formarsi di una calca in corrispondenza delle file più vicine allo scoppio
e, quindi, il rischio di ferimento degli spettatori.
La presenza dell'ostacolo rappresentato dalle file di sedili, per quanto
pericolosa, non comporta in genere gravi pericoli poichè i locali
pubblici sono progettati in modo da prevederne la rapida evacuazione.
Ben diverso
è il caso della folla dove, anche in assenza di ostacoli evidenti, il rischio
è maggiore.
Immaginiamoci la scena.Una folla di persone assiste allo spettacolo: gli
spettatori sono molto vicini gli uni agli altri.
Il petardo esplode fra i piedi degli spettatori.Il riflesso, ormai noto,spinge
gli spettatori più vicini allo scoppio a muoversi repentinamente dalla parte
opposta spingendo gli spettatori vicini.
Lo scoppio e la spinta dei vicini che arretrano fa si che la sensazione di
pericolo sia avvertita con maggiore intensità.
Inizia così una sorta di effetto a catena dove alla spinta ricevuta dallo
spettatore si aggiunge quella da lui stesso provocata in un crescendo di
intensità e panico che interessa via via gli spettatori più lontani.
Ciò come avviene?
Se, in condizioni normali, qualcuno esercita una pressione sulle nostre
spalle, istintivamente, per non perdere l'equilibrio, tendiamo i nostri muscoli
cercando di spostare il nostro peso in senso contrario per controbilanciarla:
ciò è spesso sufficiente a farci mantenere l'equilibrio.

Se però la spinta alle nostre spalle arriva all'improvviso, non abbiamo il tempo di organizzare la nostra risposta di contrasto e l'unico modo per mantenere l'equilibrio è quello di assecondare la spinta spostandoci a nostra volta. Se la spinta è troppo forte o, per qualche motivo, abbiamo difficoltà a mantenerci eretti, inevitabilmente perdiamo l'equilibrio e cadiamo.

Se
siamo in un gruppo, al momento della spinta, per mantenere il nostro equilibrio,
cercheremo istintivamente di appoggiarci alle persone che ci sono vicine.
Così facendo, trasferiamo sugli altri, oltre oltre alla spinta che abbiamo
ricevuto, anche parte del nostro peso. A loro volta le persone a cui ci siamo
appoggiati si comporteranno in modo analogo aumentando ulteriormente la spinta
iniziale.
Tornando al nostro esempio del petardo, si comprende come gli spettatori più
periferici alla zona dello scoppio, con il progredire di questo processo,
possano trovarsi ad essere investiti da un autentico
"muro" umano in grado di travolgerli.

L'esempio
dello scoppio improvviso serve solo a descrivere una ipotetica situazione di
imprevista percezione del pericolo.
In realtà il meccanismo descritto può avere origine da una grande quantità di
cause, anche intenzionali (per esempio l'accendersi improvviso di una rissa fra
gli spettatori), che provocano l'effetto fisico e psicologico a catena
che abbiamo descritto.
Una immagine
che descrive molto bene la situazione è quella che viene usata spesso dai
giornalisti: il" fiume di folla".
La folla, come l'acqua di un fiume, tende a concentrarsi laddove è più
profondo il richiamo al proprio interesse (il palco di un concerto, il bordo di
un campo di calcio, ecc.).
Come un fiume si muove ora placidamente, ora con maggiore rapidità, e come
l'acqua di un fiume diventa tumultuosa allorquando un ostacolo ne impedisce il
movimento.
In effetti il comportamento della folla in movimento, in questi casi, è simile a quello di un
fluido molto denso e veloce che irrompe travolgendo qualsiasi ostacolo che
si presenti.
La pericolosità della situazione deriva dalla impossibilità
di contrastare questi repentini movimenti di folla, dalle persone che
cadono (diventando esse stesse un ostacolo nel quale altri spettatori
inciamperanno), dalla pressione esercitata sul corpo degli spettatori e
da eventuali cedimenti delle strutture occupate dalla folla.